30 – Safka

14 Nov 2024 | Cunei

01- SAFKA

che poi a guardarla oggi non sembra neanche vera: piscine tonde, quadre, sghembe, piastrelle ai bordi, fiori pomposi, erbe di prato, disegni, colori e campo di calcio, scuderia, karting club e villette appartamenti, camere in affitto, B&B, agriturismi con vista sui monti e sul mare, tramonti da togliere il fiato, albe ma perché … ? si devono forse alzare all’alba i villeggianti?                                     E’ la contrada ‘Ciravolo‘ a pochi chilometri dal mio paese.

Che poi a me non incantava proprio.

Quel nome che, pensavo, derivasse dal greco keraùles: incantatore di serpenti. Ma quali serpenti? Al massimo ci strisciava qualche povera biscia d’acqua, disprezzata dai contadini e schifata dalle signore.

E poi alberi di ulivo, quelli sì incantati, alti, secolari, contorti, misteriosi. E fonte di immensa fatica.                                                                                                                                                                                                  Gli uomini a bacchettarli sulle cime e sui rami, le donne piegate a raccoglierne i frutti da terra. Terra? Terra quando andava bene, quando non pioveva, per il resto fango e poltiglia ed erba alta: raccogliere le olive comprendeva scovarle tra la gramigna, la rugiada, la brina, diserbarle a mani nude, spinarle se cadute in mezzo ai rovi, in mezzo alle ortiche o sul filo di un confine.

E poi l’igiene, cioè la pulizia, cioè comparire un po’ decenti per il rientro al paese. Un catino d’acqua per lavarsi la faccia, i resti di un telo per asciugarsela, un pezzo di specchio attaccato ad un albero e un pettine sdentato per i capelli.

All’imbrunire di un giorno d’ottobre, Mimma,16 anni, voleva farsi bella: si stava cotonando un po’ di capelli mentre il padre si toglieva gli scarponi da lavoro; gliene tirò uno che. per fortuna, non la prese. Era uno scarpone grosso, con le suole spesse, chiodate e naturalmente risuolate con terra e pasta di olive, altro che le tappine delle mamme!

Fu in un giorno come questo e con questi precedenti.

Io, allora lontanissima dalla Ruby Tuesday della canzone, mi si presentò nella versione di Melanie Safka. E mi cambio’ il pomeriggio nel finale. Una radiolina, un minuscolo transistor contro la fatica, l’erba, la palta, le spine, gli scarponi, le olive fangose, la terra dei serpenti

che poi era un enorme svarione.

L’origine del nome Ciravolo, probabilmente non deriva dall’esotico keraùles ‘incantatore di serpenti’, ma dal nostrano “cerasum” (v. spiega in fondo), un tipo di ciliegia selvatica allora diffusa nel territorio. Ecco che ora tutto tornava.

Ecco ohe di esotico, di lontano, di magico, di incantevole, mi rimaneva solo:

 

 

 

 

 

 

 

Ruby Tuesday un brano musicale del gruppo rock britannico The Rolling Stones pubblicato nel 1967 e inserito nella versione statunitense dell’album Between the Buttons.

Il singolo raggiunse il 1º posto nella  classifica degli Stati Uniti e il 3º in quella britannica.

Rimane incerta la paternità del pezzo: sulla copertina del disco è accreditata a Mick Jagger e Keith Richards, ma quest’ultimo , in un’intervista Rolling Stone , dichiarò di aver composto ll la canzone in una stanza d i hotel a Los Angeles nel 1966. Disse che il soggetto della canzone era una groupie da lui conosciuta; il pezzo è incentrato infatti su una figura femminile descritta come uno “spirito libero”.

In appendice:

Significato del nome Ceravolo: ha origini italiane e precisamente calabresi. Deriva dal termine dialettale “ceravolo ” o ”ciravolo”, che indica un tipo di ciliegia selvatica, piccola e aspra. L’etimologia è legata al latino “cerasum”, ciliegia, con l’aggiunta di un suffisso diminutivo e peggiorativo. Pure il cognome “Ciravolo” potrebbe essere nato come sopranome per una persona che vendeva queste ciliegie, oppure oppure per qualcuno che proveniva da quel luogo dove erano diffuse.

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