Cunei 70/80

17 Ott 2025 | Cunei

prigioniera in casa a 60 anni come a 12… dal palco dalla festa, mi arrivava l’eco delle canzoni… guardavo giù dal balcone …  il pavé della strada mi diventava pentagramma, note musicali che si elevavano dallo spartito, caratteri di una scrittura arcaica, orientale, cuneiforme: cunei che si infilzavano sulla mia pelle e la laceravano. A 60 anni come a 12 …

 

0 – PROFESSIONE CASALINGA

E gli anni 70 mi cominciarono dall’estate 68.

Giugno 1968Assassinio di Robert Kennedy: Robert F. Kennedy viene assassinato dopo aver vinto le primarie presidenziali in California. L’attentato, avvenuto all’Ambassador Hotel di Los Angeles, rappresenta un tragico momento nella storia politica americana e un durissimo colpo per il movimento per i diritti civili.

05 Giugno 1968Assassinio di Robert Kennedy: Sirhan Sirhan spara a Robert Kennedy all’Ambassador Hotel di Los Angeles, California. Kennedy morirà il giorno successivo a causa delle ferite riportate.

08 Giugno 1968Arresto di James Earl Ray per l’omicidio di Martin Luther King Jr.: James Earl Ray viene arrestato all’aeroporto di Heathrow a Londra per l’assassinio del leader dei diritti civili Martin Luther King Jr., avvenuto il 4 aprile 1968. Successivamente verrà estradato negli Stati Uniti e si dichiarerà colpevole, per poi ritrattare la sua confessione prima di morire.

16 Giugno 1968  – Sgombero della Sorbona durante le proteste studentesche del ’68: Il 16 giugno 1968, la polizia francese ha sgomber ribelli che occupavano l’università Sorbona a Parigi. Le forze dell’ordine hanno utilizzato gas lacrimogeni e granate per disperdere centinaia di studenti nel Quartiere Latino. Mentre i leader studenteschi sostenevano la presenza di 500 occupanti, la polizia ha riferito la presenza di soli 136 studenti. Lo sgombero è avvenuto pacificamente, con gli studenti che hanno lasciato l’edificio dopo essere stati avvertiti di una perquisizione senza arresti. Durante la ricerca, la polizia ha sequestrato numerosi oggetti potenzialmente utilizzabili come armi: bastoni, spranghe di ferro, maschere antigas, elmetti e materiali per possibili molotov. Dopo aver liberato l’edificio, la polizia ha rimosso lo striscione dei ribelli e ripristinato la bandiera nazionale francese.ato con la forza gli studenti

Il movimento del Sessantotto, è un fenomeno socio-culturale avvenuto negli anni a cavallo dell’anno 1968, durante i quali grandi movimenti di massasocialmente eterogenei (studentioperaiintellettualigruppi etniciminoritari), formatisi spesso per aggregazione spontanea, interessarono quasi tutti gli Stati del mondocon la loro forte carica di contestazione giovanilecontro gli apparati di potere dominanti e le loro ideologie. Lo svolgersi degli eventi in un tempo relativamente ristretto contribuì a identificare il movimento con il nome dell’anno in cui esso si manifestò in modo più attivo.

24 Giugno 1968Insediamento del Governo di Giovanni Leone: Il 24 giugno 1968, Giovanni Leone ha prestato giuramento come nuovo Presidente del Consiglio in Italia, guidando il ventottesimo Governo Italiano dal dopoguerra.

25 Giugno 1968Scioperi e tensioni sociali in Italia: Intense mobilitazioni operaie e lotte sociali hanno interessato numerose città italiane. A Trieste, lo sciopero ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, evidenziando le forti tensioni sindacali e sociali del periodo.

26 Giugno 1968Attacco contro Solzenicyn: Il 26 giugno 1968 si è verificato un durissimo attacco contro lo scrittore dissidente Aleksandr Solzenicyn. Lo scrittore è stato accusato di comportamento anti-sovietico. Il quotidiano l’Unità ha preso le distanze dall’attacco.

27 Giugno 1968 – Manifesto delle 2000 Parole nella Primavera di Praga: Il 27 giugno 1968, lo scrittore cecoslovacco Ludvík Vaculík pubblica il ‘Manifesto delle 2000 Parole’, un documento cruciale durante la Primavera di Praga. Il manifesto rappresenta un’importante critica al regime comunista, chiedendo riforme democratiche, libertà di espressione e liberalizzazione politica. Divenne un simbolo significativo di resistenza contro il controllo totalitario sovietico.

Terza media e avevo finalmente il mio diario scolastico beat, l’unico che la cartoleria del paese avesse messo in vendita. Ero corsa ad accaparrarmelo, anche se per la verità, la concorrenza era stata scarsa: inesistente. Compravo il Sorrisi e Canzoni perché pubblicava i testi delle canzoni in voga, a fianco ci metteva le immagini degli interpreti formato francobollo, io ne avevo ritagliato due o tre (i Beatles, i Roling Stones, Caterina Caselli) e le avevo incollate sul dorso del mio banco di scuola: mi davano conforto, calore, identità, allegria. Ogni tanto le vedevo sparire o le trovavo stracciate a terra. Davo la colpa alla bidella bigotta e tradizionalista, ma poi scoprii che era la mia migliore amica, la mia sorella d’anima, la mia compagna di beat, che mi sabotava. Non succederà più, pensavo, è stata un’eccezioneun momento di rabbia, è così che scambiavo la regola per l’eccezione.

La traccia del tema proposto agli esami mi fu confacente: dovevo parlare degli avvenimenti recenti che più mi avevano colpito. Parlai degli omicidi Kennedy e Luther King ignorando completamente il Maggio francese, e non per opportunismo, ma per semplice ignoranza. Il mio cervello non aveva registrato l’evento, almeno non nella sua reale importanza.

Lo svolgimento dal tema fu una ingenua ed ecumenica arringa antirazzista  tanto siamo tutti fratelli: mi misero nove in italiano e in paese si congratularono coi miei genitori e un poco anche con me. Non si era mai visto, fino ad allora, un nove in un diploma di licenza media. Misero nove alle mie idee antirazziste, misero nove al sogno di Luther King, ma se mi avessero chiesto. quante persone hai poi ‘convertito’ col tuo tema? avrebbero dovuto mettermi zero.

Intanto impazzava Un disco per l’Estate 1968

Alla quinta edizione parteciparono 56 canzoni. Nella prima selezione, effettuata dopo una serie di trasmissioni radiofoniche quotidiane in onda dal 21 aprile all’8 giugno 1968, e La gara televisiva, articolata in due serate eliminatorie (13 e 14 giugno) e una finale (15 giugno), si concluse con la vittoria di Riccardo Del Turco e del suo motivo più popolare, Luglio.

In questa edizione si afferma il duo vocale Franco IV e Franco I, che ottiene un notevole successo commerciale con Ho scritto t’amo sulla sabbia, così come Maurizio Arcieri che, pur escluso dalla diretta televisiva, riesce ad entrare in Hit parade con Cinque minuti e poi…. Altre clamorose esclusioni dalla diretta televisiva riguardano due cantautori che diverranno celebri in seguito: Lucio Battisti e Lucio Dalla.

E così mi finirono gli anni 60, nell’estate del 68.

Mi iscrissero al Magistrale di Cefalù, una scuola facile, per femmine, per future maestre vice mamme, quattro anniucci e via, scuola di serie B, sfottò continuo di altri studenti superiori.

La classe uno stanzone al primo piano con due finestrone da cui era vietato affacciarsi: quando ci affacciavamo il professore d’italiano ci chiamava ‘Le Bambole d’Amburgo‘, ma noi, babbe di prima, non sapevamo cosa volesse dire, per la verità non sapevamo neanche, di preciso, dove fosse Amburgo.

 

Le compagne visi e nomi sconosciuti, alcune dialetti di montagna tradotti in italiano stentato, uguali nei grembiuli neri, uguali in quel che dovevano desiderare, che dovevano ottenere: uno straccio di diploma e uno straccio di marito, un pezzo di carta.

ragazzi? Per esserci qualcuno c’era ma loro, e solo loro, erano la continuità, solo loro somigliavano a quelli lasciati al paese, alla scuola m edia: tradizionali e neomelodici. I capelloni? I barbuti? I basettoni? Se li era accaparrati tutti il Liceo o l’Istituto d’arte.

primo giorno, classe prima Magistrale: i miei occhi fissi alla parete della cattedra, il calendario segnava ancora luglio 1968, il mese in cui chiudevano le scuole, il mese in cui avevo fatto gli esami di terza media, il mese in cui avevo messo e perso le ali

 

Istituto Magistrale: una scuola facile, semplice, breve, una scuola per femmine … per ragazze compiacenti, ambiziose di un pezzo di carta di in lavoro a metà, di un ma… vestito pulito.                                                                                       E le materie di studio, tradotte in programmi scolastici, diventavano argomenti lontani, tematiche remote, prive di significato e sentimento. I miei voti in pagella furono pessimi.

A metà del secondo anno mi ritirarono dalla scuola..

Intanto mi era scaduta la carta d’identità e bisognava provvedere. Uno dei migliori studi fotografici di Cefalù mi fece una foto orrenda per cui non osai neanche protestare. L’impiegata del Comune mi conosceva e non chiese nulla circa la mia identità, mi rilasciò il documento:

capelli castani statura bassa professione casalinga

Ero esattamente quella brutta fotografia. 

estate 1969

 

Venerdì 15 agosto

Il concerto iniziò alle 17:07 di venerdì con

* Richie Havens

Swami Satchidananda (continui bis richiesti dal pubblico, al settimo esaurì il repertorio, e suonando la chitarra si mise a ripetere “freedom“, cioè “libertà” ).

e qui Lisa da gli occhi blu.

 

E quella Lisa senza trecce non abbandonò più il cuore e l’immaginario degli italiani. E non abbandonò me, che pure detestavo quel vibrato palpitante di Mario Tessuto, ma che rappresentava qualcosa che mi si era spezzato, mi si era tagliato di netto. E, al netto di tutto, al di là dello sguardo becero maschile che vuole le donne sempre infante e sottomesse, niente mi somigliava di più di quella Lisa che senza le trecce non era più lei.

Cosa avevo perduto? Non le trecce che non avevo mai avuto, non la gioventù che me la sono prolungata fino allo spasimo, non l’ingenuità che mi è rimasta tutt’ora ma qualcosa … qualcosa di prezioso, di misterioso, di anni 60. Niente di simile si sarebbe iù reintrecciato, niente sarebbe stato più come prima.

EFFEMERIDI di Giugno 1969

01 Giugno. Elezioni Presidenziali Francesi del 1969 Nel primo turno delle elezioni presidenziali francesi, Georges Pompidou ha ottenuto un’impressionante vittoria con il 45% dei voti..

02 Giugno Morte di Radivoj Korac, che è stato uno dei giocatori slavi più importanti e più forti della sua epoca , un incidente stradale ne segnò la scomparsa. Korac nella sua carriera vestì le maglie di OKK Belgrado, dello Standard Liegi e del Petrarca Padova in Italia.

03 Giugno Inizio della Rivolta di Pratobello A Orgosolo, in Sardegna, iniziano assemblee emanifestazioni dimostrative contro la decisione dell’Esercito Italiano di sostituire i campi pastorali con un poligono di tiro e addestramento militare.

04 Giugno I Beatles Pubblicano Nuovi Singoli I Beatles hanno pubblicato due singoli negli Stati Uniti: ‘The Ballad of John and Yoko’ e ‘Old Brown Shoe’. Questa pubblicazione ha continuato la prolifica produzione musicale della band nel tardo periodo degli anni ’60, evidenziando la scrittura di John Lennon e l’evoluzione del loro stile musicale.

05 Giugno Confer enza Internazionale Comunista a Mosca: riflettendo le discussioni ideologiche e la pianificazione strategica durante il periodo della Guerra Fredda.

06 GiugnoPrima Connessione Internet: vengono trasmessi i primi pacchetti di controllo di rete tra due processori di interfaccia (IMP), gettando le basi per l’odierno internet.

07 Giugno – Concerto Storico dei Blind Faith a Hyde Park: Il supergruppo rock formato da Eric Clapton e Steve Winwood, tiene il suo primo concerto a Londra, nel celebre Hyde Park, davanti a 100.000 persone.

08 Giugno  Incontro Nixon-Thiệu a Midway e Annuncio Ritiro Truppe: Il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e il presidente del Vietnam del Sud Nguyễn Văn Thiệu si incontrano sull’atollo Midway. Durante l’incontro, Nixon annuncia il ritiro di 25.000 soldati americani entro settembre, segnando un importante momento nella strategia di de-escalation della guerra del Vietnam.

09 Giugno Brian Jones, membro fondatore e chitarrista originale dei Rolling Stones, è stato ufficialmente rimosso dalla band a causa del suo crescente problema di dipendenza da droghe e dei conflitti personali con gli altri componenti. La sua uscita ha rappresentato una svolta nella storia della band, che avrebbe successivamente continuato con Mick Jagger e Keith Richards come principali protagonisti.

10 Giugno In un controverso processo presso la Corte d’Assise di Bari, i noti boss mafiosi Luciano Liggio, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e Salvatore Riina vengono assolti nonostante siano accusati di nove omicidi commessi durante la sanguinosa guerra di mafia a Corleone nel 1958..

11 Giugno  Scompare John L. Lewis, figura storica fondamentale del movimento sindacale statunitense. Presidente dei minatori dal 1920 al 1960, Lewis è stato un protagonista chiave nel miglioramento delle condizioni lavorative e salariali dei lavoratori, contribuendo significativamente ai diritti dei lavoratori nel XX secolo.

*  Enrico Berlinguer, leader del Partito Comunista Italiano, pronuncia un importante discorso sottolineando che non esiste un modello unico di società socialista, aprendo a una visione più flessibile e democratica del socialismo.

* ‘The Ballad of John and Yoko’ di John Lennon e Paul McCartney raggiunge la prima posizione nella classifica dei singoli nel Regno Unito. Il brano, scritto principalmente da Lennon, racconta il matrimonio e il viaggio di nozze con Yoko Ono, riflettendo la creatività musicale del gruppo in una fase tarda della loro carriera.

12 Giugno Canzone italiana 1° in classifica: Storia d’amore di Adriano Celentano

13 Giugno viene registrato l’iconico break di batteria di 6 secondi conosciuto come ‘Amen Break’, che successivamente diventerà il campionamento musicale più utilizzato nella storia. Questo breve frammento ritmico ha profondamente influenzato lo sviluppo di generi musicali come hip-hop, drum and bass ed elettronica, diventando un elemento fondamentale della cultura musicale contemporanea.

  • Mick Taylor lascia i John Mayall’s Bluesbreakers e si unisce ai Rolling Stones, segnando un momento cruciale nell’evoluzione musicale della band e nella storia del blues-rock.

* Primo numero de Il Manifesto, un importante punto di riferimento per il pensiero politico e culturale di sinistra in Italia. La rivista diventerà un significativo strumento di dibattito intellettuale e analisi politica.

14 Giugno Nascita di Steffi Graf Steffi Graf, leggendaria tennista tedesca occidentale.

*Al David Frost Show John Lennon e Yoko Ono hanno effettuato un’apparizione televisiva nel programma britannico di David Frost, dimostrando ulteriormente la loro influenza culturale e collaborazione artistica nel tardo periodo degli anni ’60.

*  ha inizio a Mosca la conferenza internazionale dei comunisti, un importante incontro politico durante il periodo della Guerra Fredda che riunisce esponenti di partiti comunisti da diversi paesi per discutere strategie e ideologie.

15 Giugno – Elezione di Georges Pompidou come Presidente della Francia:

16 Giugno  – La Corte Suprema reintegra Adam Clayton Powell Jr un prominente congressista afroamericano di New York. La decisione ha confermato il diritto di Powell di riprendere il suo seggio congressuale, segnando un momento significativo nella lotta contro la discriminazione razziale nelle istituzioni politiche americane.

17 Giugno Discussione parlamentare sul divorzio che si è svolta alla Camera dei Deputati.

18 Giugno– Convenzione Nazionale SDS e Frammentazione Interna: a Chicago, la fazione radicale Weatherman ha preso il controllo dell’ufficio nazionale dell’organizzazione. Questo evento ha determinato una frammentazione interna che avrebbe avuto ripercussione negli anni successivi.

19 GiugnoTensioni razziali a Cairo, Illinois riflettono le tensioni dei diritti civili negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60.

20  Giugno – Primo Volo del Boeing 747: uno dei modelli di aereo passeggeri più iconici al mondo, prova a Seattle, negli Stati Uniti. Questo aereo avrebbe rivoluzionato il trasporto aereo civile, diventando un simbolo dell’innovazione tecnologica nel settore dell’aviazione.Batang;serif

21  Giugno – PNasce la rivista Il Manifesto un importante periodico politico e culturale italiano di orientamento marxista e critico verso il Partito Comunista Italiano dell’epoca.

22  Giugno – PSuccessione di Juan Carlos a Francisco Franco: che avrebbe portato alla transizione democratica dopo il regime franchista.

23 Giugno – PIBM annuncia una strategia di pricing rivoluzionaria: separando per la prima volta i costi del software da quelli dell’hardware e permettendo lo sviluppo e la commercializzazione indipendente del software.

24  Giugno – PRottura delle relazioni diplomatiche tra Regno Unito e Rhodesia (attuale Zimbabwe): un passaggio cruciale contro il regime segregazionista rhodesiano.

25  Giugno.Contestazione al Cantagiro.. Giovani mcontestatori protestano manifestando il loro dissenso e riflettendo il clima fei tardi anni 60 in Italia

26  Giugno – P .Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana: XI

27  Giugno – PA New York avvengono una serie di manifestazioni di omosessuali, chiamate Moti di Stonewall

29  Giugno –  A New York inizia la rivolta di Stonewall. Per tre giorni la protesta di gay e transessuali dilaga nel quartiere gay della città

29  Giugno – Moti di Stonewall: inizio della rivoluzione LGBTQ+: A New York, presso lo Stonewall Inn, inizia la rivolta che segnerà un punto di svolta per i diritti delle persone LGBTQ+. Gli scontri tra polizia e manifestanti omosessuali e transgender dureranno cinque notti non consecutive.

30 Giugno – La Nigeria, durante la drammatica Guerra Civile, blocca gli Aiuti della Croce Rossa in Biafra aggravando ulteriormente la già critica situazione umanitaria

La politica la sentivo ancora lontana, difficile, per adulti. Lo capivo che le cose non andavano (e la cosa mi fu chiarissima per la strage di Piazza Fontana) come dicevano i Giornali Radio o la Televisione, ma questi erano gli unici mezzi in grado di proiettarmi fuori dalla famiglia, dal paese, da me stessa. E, soprattutto, non avevo molto dolore e molte energie da donare ad altri, ad altro.

Nulla seppi dei ‘Moti di Stonewall’ inizio della rivoluzione LGBTQ, anche Woodstock fu un amore e un dolore postumo. I giornali, la televisione e le riviste musicali riportavano corpi nudi distesi sui prati, aneddoti, pettegolezzi, storie tossiche, piccanti e trash ma niente musica vera, viva.

Qualcosa alla radio, a sera tarda, a notte fonda, forse. Joni Mitcell, che non andò a Woodstock, scrisse e cantò quella che, poi, reputarono la più bella canzone del festival. Non fu quello che capitò a me.

 

Le canzoni:

Luglio – Riccardo del Turco – (Bigazzi, Del Turco ) 1968 – CGD

Peek-a-Boo (Siouxsie and the Banshees)Polydor   Geffen Recor1988

Come volevi essere – Lamante – 2025

Anna Identici – Professione casalinga (1977)

Lisa dagli occhi blu – Mario Tesuto – (Bigazzi, Cavallaro) CGD -1969

Woodstock – Joni MitchellReprise Records1970                                                                  

 

 

0O 10 minuti 

Ascolta si fa sera era (ed è) un programma di Radio 1 Rai a tematica religiosa (agli inizi solo cattolica) condotta da Padre Virginio Rorondi. Andava in onda alle 19,35 e durava tre minuti; Tre minuti per Te era, forse, il titolo parallelo. Ma, in coscienza, tre minuti al giorno per il Signore erano pochi e il Signore reclamava i tempi supplementari da effettuarsi rigorosamente in presenza con vestiti e comportamenti consoni al programma.

C’era l’ineludibile Missa domenicale, c’erano novene e precetti per arrifriscarsi l’anima, c’erano i preliminari delle processioni, dei matrimoni e dei funerali (esonerate noi ragazzine), c’erano le prediche solenni per il venerdì di Pasqua e la festa del Patrono, c’erano i Battesimi, le Prime Comunioni, le Cresime, c’era sempre qualche altra cosa che ora non ricordo e c’erano i 10 minuti che ci volevano per arrivare in chiesa: dalla mia casa alla chiesa. Non 3 mnuti ma10 minuti, non 3 minuti per Te ma10 minuti per me.                                                              10 minuti che valevano tutte le preghiere, le omelie, le promesse e le contrizioni, il continuo inginocchiarsi, sedersi e rialzarsi sui banchi come se il Signore potesse farsi impressionare dalla fisioterapia.                                             Ma c’erano i 10 minuti, 10 all’andata e 10 al ritorno tra compagnie ritrovate, passeggi sulle scalinate, vita, luce, gente, allegria. Poi il semibuio, il fonte dell’acqua benedetta, il segno della croce, la ricerca dei banchi centrali, non lontani dal Padre Parroco nonché ‘il professore di religione’ e non lontani dal potevamo fare un po’ quel che volevamo. Darsi di gomito con le compagne giulive, ridere all’unisono, cantare con la mente se qualcosa ci ricordava una canzone, accennarla a bocca semichiusa, col linguaggio dei gesti. Stupida gioventù ….

10 minuti al ritorno, 10 minuti davanti la chiesa a guardare chi usciva, a guardare le signorine dell’Azione Cattolica, i vestiti, i capelli che facevano moda, tendenza. 10 minuti per sciamare in strada, infilarsi nel bar, 50 lire per la canzone preferita: 3 minuti di felicità raccolti 10 lire a dieci lire.

 

L’autobus partiva dalla piazza di Lascari alle 12 in punto, infatti si diceva quello di mezzogiorno, aveva fatto altre corse al mattino e altre ne avrebbe fatto al pomeriggio fino alle 19, 19 e 30 d’estate: vai e vieni da Cefalù dove c’erano i negozi belli, le farmacie fornite, gli studi ottici e fotografici, le librerie, le edicole con giornali locali, nazionali e internazionali, i dentisti, i padiatri, la Cassa Mutua, le scuole superiori. Lascari-Cefalù, un tragitto ormai a me precluso dato che non frequentavo più la scuola e non c’era ragione per viaggiare da sola. A Cefalù c’era però il mio Vangelo, la rivista musicale Ciao 2001, già Ciao amici e Ciao Big, che l’edicola del paese non aveva mai trattato, che poi non trattò quasi più nulla dato che venne chiusa e accorpata al tabacchino per il solo Giornale di Sicilia e poco altro. Che fare?

   

Se l’inutile edicola era sparita non erano sparite le malattie e gli anziani che le portavano, e non erano spariti i miei nonni sempre più anzi ani e portatori.

Erano i famosi comunisti anni 70: c’era un paese anziano, democristiano, senza giornali e con la farmacia posteggiata in un bicamerino di una via secondaria, con medicinali che spesso mancavano e bisognava aspettare che arrivassero da Palermo. O andarli a prendere a Cefalù. E così spesso la mia fame di musica veniva saziata dalle medicine dei nonni. – Vai tu a Cefalù che facciamo prima, che se aspettiamo sta farmaciaaa… e torna presto e non ti mettere a passiare per il Corso!

In verità io non avevo alcuna intenzione di passiare per il Corso di Cefalù, con i farmaci di copertura e il mio Ciao quel che era avevo solo voglia di ritornare al paese, rinchiudermi nella mia stanza, e passeggiare per le strade di Roma, di Milano, di Parigi, di Londra, di Liverpool, di NY City di ovunque mi portasse Ciao … e quel che era.

Ma capitava pure che i nonni stessero benissimo, o che, miracolosamente, la farmacia avesse la medicina prescritta o che la medicina non fosse così urgente da concedermi il pass per Cefalù, allora mettevo in opera il piano C, il Piano Carbonaro, quello clandestino e pericoloso.

In un’ora (60 minuti) avrei dovuto andare e tonare da Cefalù con l’autobus che a mezzogiorno partiva dal paese e tornava all’una. Ci impiegava 20 minuti all’andata e 20 al ritorno + 10 di sosta al Capolinea di Cetalù. 10 minuti! Solo 10 minuti per raggiungere l’edicola più vicina comprare il mio Ciao settimanale e correre verso l’autobus che ripartiva. 10 minuti.

Non sto qui a raccontare cosa sarebbe successo se solo il pullman avesse ritardato, se solo non avessi fatto in tempo a tornare, se solo mi avessero scoperto … forse non sarei ancora qui a raccontarlo.

 

 

 

 

01 –  STRINA

vomitavo spesso l’alcool che ingerivo, fumavo come una turca, a scuola avevo fallito, lavoro non ne mangiavo, andavo in giro comu ‘na zanna e adesso gli avevo rubato pure dei soldi: questo certo dovette pensare mio padre mentre mi colpiva sull’occhio sinistro; adesso dice che io sono come lui, che a noi il cattivo ce lo fanno fare, ce lo scippano, come si suol dire, di sutta i suoli di pieri, perché noi siamo buoni e cari ma…di notte l’occhio si gonfiò, e si fece nero tutt’attorno e m’impediva pure di piangere. d’altronde allora ritenevo poco dignitoso piangere e reputavo una fortuna qualsiasi cosa me lo impedisse.                                                               l’indomani le mie tre amiche più care vennero a farmi visita dicendosi molto dispiaciute dell’accaduto. io non pipitavo, accovacciata su un lettino con la trapunta di cotone bianco zampettata dal gatto che appena vide loro scappò e non si fece vedere pi0 fino all’indomani. mi promisero che avrebbero fatto una passeggiata e sarebbero tornate a piangere con me per questa vita che anche per loro non era splendore.    invece non tornarono più, incontrarono tre ragazzi di un paese vicino e si misero a schiniare con loro. capitò, in quel frangente, che la mia amica migliore si mettesse (e chi l’avrebbe mai detto?) col ragazzo che amavo più dei miei occhi. normalità. quasi scontatume.                                         la sera le mie parti dal naso in giù si ruppero le scatole di starsene a letto e scapparono a casa di mia nonna. nessuno diede importanza alla cosa, sapevano che, quando scappavo, scappavo a casa di mia nonna, l’unico posto dove potessi rifugiarmi, una specie di landa dei caschi blu, consolato e consolazione.                                                                       nonostante il semilutto per quanto mi era successo si accese il televisore: andava in onda Canzonissiuma 70 e non so che. vinse Gigliola Cinquetti con Alle porte del sole ed era la sera dell’Epifania che vuol dire fenomeno, quando Gesù mostrò ai Magi la sua natura divina. non avevo ancora letto L’elogio della cattiva musica di Marcel Proust.,da Il piacere e i giorni (club Italiano dei lettori, pag.148-149).

 

Non avevo ancora letto L’elogio della cattiva musica di Marcel Proust da Il piacere e i gio rni (club Italiano dei lettori, pag. 148-149).                                                                                    Era la sera dell’Epifania che vuol dire fenomeno, quando Gesù mostrò ai Magi la sua natura divina, quando le mie parti dal naso in giù si ruppero le scatole di starsene a letto ed io scappai a casa di mia nonna. Nessuno diede importanza alla cosa, sapevano che, quando scappavo, scappavo a casa di mia nonna, l’unico posto dove potessi rifugiarmi, una specie di landa dei caschi blu, consolato e consolazione.                      Nonostante il semilutto per quanto mi era successo si accese il televisore. Andava in onda Canzonissiuma 70 non so che, vinse Gigliola Cinquetti con Alle porte del sole.                          La notte l’occhio sinistro mi si era gonfiato, e si era fatto nero tutt’attorno e m’impediva pure di piangere. D’altronde, allora, ritenevo poco dignitoso piangere e reputavo una fortuna qualsiasi cosa me lo impedisse.                                                Quel giorno le mie tre amiche più care erano venute a farmi visita dicendosi molto dispiaciute dell’accaduto. Io non pipitavo, accovacciata su un lettino con la trapunta di cotone bianco tutta zampettata dal gatto che appena vide loro scappò e non ritornò più. Fino all’indomani.                                        Mi promisero che avrebbero fatto una passeggiata e sarebbero ritornate a piangere con me per questa vita che, anche per loro, non era uno splendore.                                      Invece non tornarono, incontrarono tre ragazzi di un paese vicino e si misero a schiniare con loro.                                     Capitò, in quel frangente, che la mia amica migliore si mettesse (e chi l’avrebbe mai detto?) col ragazzo che amavo più dei miei occhi. Normalità. Quasi scontatume.                Adesso mio padre dice che io sono come lui, che a noi il cattivo ce lo fanno fare, ce lo scippano, come si suol dire, di sutta i suoli di pieri, perché noi siamo buoni e cari ma…    Vomitavo spesso l’alcool che ingerivo, fumavo come una turca, a scuola avevo fallito, lavoro non ne mangiavo, andavo in giro comu ‘na zanna e adesso gli avevo rubato pure dei soldi: questo di certo dovette pensare mio padre mentre mi colpiva sull’occhio sinistro.

 

 

 

 

 02 – SAFKA  

che poi a guardarla oggi non sembra neanche vera: piscine tonde, quadre, sghembe, piastrelle ai bordi, fiori pomposi, erbe di prato, disegni, colori e campo di calcio, scuderia, karting club e villette appartamenti, camere in affitto, B&B, agriturismi con vista sui monti e sul mare, tramonti da togliere il fiato, albe ma perché … ? si devono forse alzare all’alba i villeggianti?

E’ la contrada ‘Ciravolo‘ a pochi chilometri dal mio paese.

Che poi a me non incantava proprio.

Quel nome che, pensavo, derivasse dal greco keraùles: incantatore di serpenti. Ma quali serpenti? Al massimo ci strisciava qualche povera biscia d’acqua, disprezzata dai contadini e schifata dalle signore.

E poi alberi di ulivo, quelli sì incantati, alti, secolari, contorti, misteriosi. E fonte di immensa fatica.

Gli uomini a bacchettarli sulle cime e sui rami, le donne piegate a raccoglierne i frutti da terra. Terra? Terra quando andava bene, quando non pioveva, per il resto fango e poltiglia ed erba alta: raccogliere le olive comprendeva scovarle tra la gramigna, la rugiada, la brina, diserbarle a mani nude, spinarle se cadute in mezzo ai rovi, in mezzo alle ortiche o sul filo di un confine.

E poi l’igiene, cioè la pulizia, cioè comparire un po’ decenti per il rientro al paese. Un catino d’acqua per lavarsi la faccia, i resti di un telo per asciugarsela, un pezzo di specchio attaccato ad un albero e un pettine sdentato per i capelli.

All’imbrunire di un giorno d’ottobre, Mimma,16 anni, voleva farsi bella: si stava cotonando un po’ di capelli mentre il padre si toglieva gli scarponi da lavoro; gliene tirò uno che. per fortuna, non la prese. Era uno scarpone grosso, con le suole spesse, chiodate e naturalmente risuolate con terra e pasta di olive, altro che le tappine delle mamme!

Fu in un giorno come questo e con questi precedenti.

Io, allora lontanissima dalla Ruby Tuesday della canzone, mi si presentò nella versione di Melanie Safka. E mi cambio’ il pomeriggio nel finale. Una radiolina, un minuscolo transistor contro la fatica, l’erba, la palta, le spine, gli scarponi, le olive fangose, la terra dei serpenti.

che poi era un enorme svarione.

L’origine del nome Ciravolo, probabilmente non deriva dall’esotico keraùles ‘incantatore di serpenti’, ma dal nostrano “cerasum” (v. spiega in fondo), un tipo di ciliegia selvatica allora diffusa nel territorio. Ecco che ora tutto tornava.

Ecco che di esotico, di lontano, di magico, di incantevole, mi rimaneva solo:

 

 

 

 

 

 

       

Ruby Tuesday un brano musicale del gruppo rock britannico The Rolling Stones pubblicato nel 1967 e inserito nella versione statunitense dell’album Between the Buttons.

Il singolo raggiunse il 1º posto nella  classifica degli Stati Uniti e il 3º in quella britannica.

Rimane incerta la paternità del pezzo: sulla copertina del disco è accreditata a Mick Jagger e Keith Richards, ma quest’ultimo , in un’intervista Rolling Stone , dichiarò di aver composto ll la canzone in una stanza d i hotel a Los Angeles nel 1966. Disse che il soggetto della canzone era una groupie da lui conosciuta; il pezzo è incentrato infatti su una figura femminile descritta come uno “spirito libero”

 

In appendice:

Significato del nome Ceravolo: ha origini italiane e precisamente calabresi. Deriva dal termine dialettale “ceravolo ” o ”ciravolo”, che indica un tipo di ciliegia selvatica, piccola e aspra. L’etimologia è legata al latino “cerasum”, ciliegia, con l’aggiunta di un suffisso diminutivo e peggiorativo. Pure il cognome “Ciravolo” potrebbe essere nato come sopranome per una persona che vendeva queste ciliegie, oppure oppure per qualcuno che proveniva da quel luogo dove erano diffuse.

WISDOM LIBRARY

 

Cherry Pink and Apple Blossom White (o Cerezo Rosa o Ciliegi Rosa o Gummy Mambo), è la versione inglese di Cerisiers Roses et Pommiers Blancs, una canzone popolare francese scritta nel 1950 con la musica di Louiguy.

 

 

 

03 – IUXTA CRUCEM VELENOSA

“… Con la sua croce enorme dominava le quattro case che era il paese e le montagne di Gratteri che gli stavano dietro. Le dominava e le caricava di sé rimpicciolendole alla vista; di fatto non le abbassava di un solo cubito e non le alleggeriva di un solo grammo.                                                                        Era il Crocifisso, il Patrono di Lascari in un vecchio disegno stampato A4. Era stato in America con mio nonno e con lui ritornato”.

Era la festa del paese, era la festa del Crocifisso, era la festa degli abiti, delle scarpe, dalle borse, dei monili d’oro, era la festa delle parrucchiere. Io non credevo in Dio, (ed ora persino io sapevo), ma mi lasciavo attraversare dagli eventi festivi magari aspettando che arrivasse la sera e quattro sciolliri di cantanti a portare allegria. Solo quello perché le mie canzoni non le avrebbero cantate certo. I De André, i De Gregori, i Dalla,i Lolli, i Guccini li avrei sentiti solo alla radio quando li trasmettevano, e i gruppi rockprogressive non erano coverizzabili su un palco di paese manco se l’avesse voluto il Signore in persona. Ma il Signore aveva altri pensieri.             La festa durava due giorni e mezzo, da venerdì pomeriggio a domenica nottefonda. Il venerdì si traslava il Cristo dal suo Altare a quello Maggiore, arrivava la banda di qualche paese vicino, i loggiari montavano le bancarelle, e si finiva con una processione in tono minore. Il sabato pomeriggio era il peggiore: fin da bambina avevo dovuto sorbirmi assurde gare maschili, il tiro alla fune, il tiro a piattello a cura del Circolo Cacciatori, l’Albero della Cuccagna ridotto ad un palo insaponato e qualche citrullo che ne tentava la scalata e ancora qualche altra prodezza simile. Tutto in attesa della domenica della Missa Solennis, della Processione col Simulacro del Crocifisso ligneo, dell’arrivo deii cantanti importanti (e un po’ passati di cottura), dei giovanotti dei paesi vicini molto più avanti musicalmente dei giovanotti locali, che parlavano con me di LP, di programmi radiofonici e festival pop, jazz e prosichedelici, e poi si fidanzavano con certe mie cugine casalinghe, democristiane e, almeno a parole, roccaforti di verginità.

ma un sabato di questi … magari perché il Signore si era stufato di quelle santocchie, bizzoccole, finte vergini, magari perché non gli era piaciuta la moda dell’anno, la foggia degli abiti, il tacco delle scarpe, le acconciature in voga… il Signore mi miracolò.                                                                     All’imbrunire, dopo i giochi androgeni, dopo le passiate inutili, si accesero i lampioni delle bancarelle e una luce celeste avvolse una di loro e la svelò in tutto il suo splendore: decine, centinaia, tante quante non ne avevo mai viste, musicassette colorate, tutte allineate, tutte in fila sugli scaffali, tutte rigorosamente contraffatte ma ugualmente preziose. Sì, insieme ai Sanremi e ai Dischi per l’Estate, insieme a cantanti stagioneli e da palchi paesani, c’erano lì, esposti con la stessa visibilità, con la stessa dignità, i miei cantautori e i miei gruppi rock. I pochi spiccioli che avevo (gli emolumenti li avrei ricevuti l’indomani), bastarono a comprare Guccini: Via Paolo Fabbri, 43 e tornarmene a casa beata, dimentica di tutte le passiate, gli abbandoni e le frustrazioni 

             

Così, mentre in chiesa andavano in onda i Preparativi Solenni, io, chiusa nella mia stanza, con un registratorino di fortuna, ascoltavo e ripassavo la blasfema Avvelenata, da Via Paolo Fabbri 43, mai trasmessa alla radio né altrove. Una Bestemmia Ssolenne, un peccato mortale. Ma non era così.

Qualche mese dopo sulla littorina Cefalù-Palermo un giovanotto viaggiatore interpretava e spiegava l’Avvelenata agli amici che gli stavano intorno. Solo che alla pronome ‘io’ 

io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone
io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista
io ricco, io senza soldi, io radicale
io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perché canto so imbarcare
io falso, io vero, io genio, io cretino
io solo qui alle quattro del mattino
l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!

aveva, arbitrariamente o inconsapevolmente, sostituito il nome proprio ‘Dio’ : 

Dio tutto, Dio niente, Dio stronzo, Dio ubriacone
Dio poeta, Dio buffone, Dio anarchico, Dio fascista …            E così la ripeteva e così si compiaceva, trincerandosi dietro i versi di Guccini, di essere trasgressivo, imbarazzato, maledetto e blasfemo. E aveva ragione.                                  Perché non esiste più maledizione e blasfemia della superficialità, della supponenza, della banalizzazione, amen.

 

 

 

04 – SBORGes

E quando la Matrice era in festa era tutto un fiorire di teste Coiffeur Lucia” … cit. da Zero Tagliato di Nuccia Cesare

(…La lunga capigliatura le è stata data a modo di velo… Ma ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio signore (l’uomo), perché è come se fosse rasata  … San Paolo,  in 1ª Lettera ai Corinzi, 1, 11)

che questa volta il Signore una giusta l’aveva fatta, anzi l’aveva fatta fare. Quell’obbligo di veletta, sciallina, foulard a cui le donne dovevano sottostare era stata abolito, quanto meno, andava silentemente decadendo col beneplacido di Santa Madre Chiesa. Tuttavia, al mio paese, le beneficiate vissero il cambiamento, non come riconoscimento della loro dignità di donne e parità con gli uomini, bensì come riconoscimento del lavoro dei parrucchieri, del monte ore trascorse su cotonature, chignon e tuppi tisi secondo i precetti di santa madre Moda. Che, per quanto lungo fosse il velo, la sciallina, il copricapo, per quanto si cercasse di sistemarlo a modo, si rischiava sempre che, il complesso edificio, diventasse una banale frittata, una ciofeca.                               

Parlavano un italiano corretto e banale le nostre svettanti signore, glossario e modalità che sopravvissero anche quando la testa multipiani non fu più di mo

La maggior parte erano maestre, maestre di scuola, di ricamo, di taglio e cucito, maestre giardiniere e maestra venivano chiamate, maestra oppure signora che non era affatto una diminutio del loro ruolo perché le popolane, le casalinghe e le villane venivano chiamate “za” (za Maria, za Carmela, za Pippina …) .

Nel XIX secolo, con l’ascesa della borghesia e il declino dell’aristocrazia, entrò in uso termine “snob” riferito a coloro che cercavano di imitare i comportamenti delle classi sociali più elevate, in maniera esagerata e poco autentica.                              Il termine fu poi esteso tutti coloro che ostentano altezzosità o disprezzo verso classi e gruppi considerati inferiori: la plebee.Anche se taluni emeriti studiosi lo negano, il termine viene considerato un’abbreviazione della locuzione latina sine nobilitate (s.nob «senza nobiltà»), sigla posta accanto ai nomi degli studenti dei collegi inglesi, per evidenziare chi era un nobile e chi non lo era. 

La maggior parte erano maestre maestre di borghesia e maestre di fatto e come le maestre avevano le loro allieve. Allieve silenti, incolpevoli, inconsapevoli, quasi sempre bocciate dalla vita; erano le “za”, quelle che le guardavano da lontano, che non osavano avvicinarle per timidezza, che le salutavano con deferenza, che pendevano dalle loro labbra, dalle loro citazioni, dai loro vestiti, dai loro capelli, dalla loro camminata, e cercavano di imitarle in tutto, ma tutto fatto in proprio, tutto aggiustato alla casalinga, alla villana, alla vuoli parrari talianu e si ‘mpiroglia; , alla “za, alla s.borg” .

Le maestre … In barba alla canzone di Lolli, che la voleva spazzata, la stirpe era migliorata e si era evoluta, basta dire che stiamo parlando degli anni 80 e dei primi 90. Molte le ho viste passare, altere svettanti, sul pavé appena rifatto della scuola elementare. Maestre appunto. Qui e là un sanpietrino impertinente si permetteva uno spigolo puntuto, ma loro andavano dritte ed altere come vaccinate contro gli aculei, come se un loro tacco non affondasse in una fuga erbosa, come se il loro gomito non cedesse sotto il peso di registri, libri di testo, pacchetti di compiti; un attimo eh … poi ritornavano verticali, dritte come candele, sentinelle in piedi, manici di scopa.

Tutto questo registravo quando pulivo la mia casa del paese; china sulla soglia d’entrata o sul balcone sovrastante, mi gustavo la scena mentre queste colleghe (pure io adesso facevo la maestra ma loro insaputa) mi guardavano stomacate o non mi guardavano affatto.

No, mi guardavano, mi guardavano gattescamente pensando che fossi una povera sguattera di casa, pensando che le osservassi per invidia, voglia di imitazione, ammirazione, sborghesia …

ora pure questo è finito.

La vita si è appiattita, le classi sociali e il prestigio docente si sono ridotti, e pure il lastricato davanti la scuola si è livellato. Le gomme delle macchine sono state più dure del pavé e ne hanno smorzato i cunei e colmato le erbose fughe.

Eppure ancora alcune maestre, benché millennial, vanno come se nulla fosse successo, torregianti e altere, elettronicamente liberate dal peso dei registri, dal peso dei libri, dal peso dei compiti, talmente leggere da poter quasi volare, senza inciampare di suola o di tacco, talmente leggere da poter inciampare solo su qualche buccia di merenda, su un guaio per telefono, sulla paura fottuta che … il vento tristo, il vento tristo, il vento tristo, se le porti via.

 

 

 

05- DIVI S IONI

DIVISA 

Il termine “divisa” per indicare l’abito distintivo di una particolare categoria deriva dal francese “devise”, e trova la sua origine nel medioevo, quando le squadre di giochi e di spettacoli, portarono delle vesti uguali, caratterizzate da “divisione” o “spartizione” di colori allo scopo riconoscersi.

Dal XVI secolo, gli stati europei utilizzarono delle divise militari simili ad abiti civili, sebbene si facesse ampio uso di colori sgargianti e molto visibili.

In origine la divisa era, appunto, divisa, cioè la parte superiore aveva un colore diverso dalla parte inferiore.

Oggi il termine divisa è sinonimo di uniforme: si usa lo stesso vocabolo sia che le due parti abbiano lo stesso colore sia che non lo abbiano, così la “divisa divisa ” è contemporaneamente divisa e uniforme.

TAILLEUR       

Il tailleur è un indumento completo dell’abbigliamento femminile, composto da due pezzi. Quasi sempre di taglio elegante e confezionato con tessuti di buona qualità, può essere composto da una giacca abbinata a una gonna  oppure a dei pantaloni.

È il corrispettivo dell’abito completo da uomo e in lingua inglese viene chiamato lady’s suit.                         

Tale capo di vestiario, per l’uso distintivo che se ne può fare, ha assunto con il tempo il valore di uno status symbo in grado di influenzare, e magari condizionare, il costume.

Un antesignano del tailleur si usava già nel XVII secolo quando fra gli indumenti che le signore indossavano vi era la cosiddetta hongreline, una giacca appuntata sulla parte anteriore e chiusa da una cintura.

Sempre a Parigi, nel 1877 l’attrice Sarah Bernhardt, che recitava spesso in ruoli maschili, indossò per prima un tailleur pantalone fatto su misura e creò scandalo all’epoca, in quanto il suo corpo risultava assottigliato e la linea evidenziata; si iniziava a scalfire la linea divisoria tra abbigliamento maschile e femminile.

Ma fu nel 1885 che il tailleur venne confezionato appositamente per una donna: il sarto (tailleur in francese) John Redfern realizzò infatti il primo tailleur per la Principessa Alessandra del Galles che lo usò come abito da viaggio e lanciò così la moda. Il capo era composto da una giacca di fattura maschile e da una gonna lunga e senza fronzoli. Così come si presentava, il tailleur era preso come un abito informale, da svago, fatto per le uscite di giorno e, per le signore dell’alta società.

È solo grazie a Coco Chanel che, nel primo dopoguerra, vediamo il tailleur assumere un comfort diverso. Utilizzando il Jersey, un nuovo materiale introdotto a causa delle privazioni della guerra, il tailleur diventa aderente, ma senza seguire il punto vita, con giacche maschili e gonne al ginocchio. Una rivoluzione silenziosa che parlava di indipendenza, movimento, modernità.

A rispondere con un’eleganza più strutturata fu Christian Dior, che nel 1947 lanciò il celebre completo Bar: vita stretta, fianchi marcati, silhouette a clessidra. Un ritorno al “femminile ideale” del dopoguerra, elegante ma normativo, che segnava l’inizio di una nuova era per il tailleur — questa volta come icona di lusso e forma.

Le due correnti stilistiche lasceranno il passo all’emancipazione femminile degli anni ’70, resa visibile nel tailleur pantalone o smoking da donna, lanciato nel 1966 da Yves Saint Laurent.

L’onda funky lo renderà meno serioso: non solo tinta unita ma stampe e l’uso di tessuti più “hippies” come velluto e patchwork.

Dopo un calo di popolarità negli anni settanta, il tailleur è tornato in auge nei successivi anni ottanta cavalcando il rampantismo professionale delle donne in carriera .

Giorgio Armani gli ridà nuovo slancio, cavalcando il fenomeno delle “donne in carriera”, lancia la cosiddetta giacca disossata, per uomo e per donna, ovvero un capo senza imbottiture che cadeva morbidamente sul corpo.

Dal simbolo di ribellione delle suffragette all’alleato delle donne in carriera, il tailleur non è mai stato solo un completo giacca e gonna o pantalone, ma una dichiarazione di stile, potere e identità.

e con stile, e un pizzico di potere identitario lei si aggiustava i pettaccl (risvolti) davanti lo specchio. Il giorno prima era stata dalla parrucchiera. I capelli a tinta biondo scuro si adattavano benissimo al tailleur marrone chiaro che indossava.                Marrone chiaro pure i collant e le scarpe a mezzo tacco. E il tailleur con collo e pettacci, che lei chiamava gonna e giacca, era la sua divisa. Era la divisa di tante brave signore, appena benestanti che il rispetto se lo erano guadagnate con anni di sacrifici e militanza casalinga.

Era di domenica, ma di solito lei non usciva. Rimaneva a casa a preparare pietanze per la sera e mettere in ordine la cucina. E invece quel pomeriggio… – mamma dove vai? – in chiesa!

E che ci andava a fare in chiesa? Come la maggior parte degli italiani credeva ma non praticava, matrimoni, funerali e feste patronali non erano in calendario, che ci andava a fare in chiesa? – A firmare contro il divorzio!

E sì, era in chiesa che si raccoglievano le firme per dare il via al referendum abrogativo della legge sul divorzio.                      E lei, con quel tailleur di Jersey tradotto in gonna e giacca di gersì, affrontava la scalinata della chiesa,si spianava la strada verso il paradiso. Come finì è risaputo:

ma né questo né nulla la fece recedere. Come esponente di tante famiglie divise e uniformi, come tanti tailleurs stretti e spezzati alla vita ma di buona fattura e di bella presenza, sopportava il quotidiano inferno terreno per un eventuale paradiso postumo. Bastava la promessa, secoli di promessa.

 

Quando il referendum ebbe luogo, i no all’abrogazione vinsero e il divorzio fu legge definitiva lei, stizzita, ribadì che – ci aveva votato contro e lo poteva dire adagio e forte. Quella volta lo disse forte ma il suo proclama non fece alcun rumore, e fu come se l’avesse sussurrato adagio adagio, appena mezza voce.

 

 

 

 

Il referendum abrogativo in Italia del 1974 si tenne il 12 e 13 maggio ed ebbe come oggetto la «legge 1º dicembre 1970, n. 898», nota anche come «legge FortunaBaslini»

Entrata in vigore nel 1970, la legge aveva introdotto il divorzio in Italia, causando controversie e opposizioni, in particolare da parte di molti cattolici (la dottrina cattolica sancisce l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, ma gli antidivorzisti motivarono laicamente la loro posizione: il matrimonio visto  come istituto di diritto naturale e non come  sacramento). 

Il fronte divorzista intese la sua battaglia come un ampliamento delle libertà civili, ma anche a un cambiamento in senso libertario del quadro politico nazionale: alla vittoria del “No” nel 1974 seguiranno infatti importanti conquiste elettorali delle sinistre nel 1975 e nel 1976 e la formazione di governi con l’appoggio esterno del PCI nel 1976 e nel 1978.

Al momento della promulgazione della legge, il fronte sociale e politico era fortemente diviso: le forze laiche e liberali si erano fatte promotrici dell’iniziativa parlamentare (la legge nacque, infatti, a opera del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini). Forti differenze erano comunque presenti fra le avanguardie più radicali (femministe, LID, Partito Radicale, l’ala socialista di Fortuna) e parti consistenti del PCI orientate verso una trattativa con la DC, o l’ala socialista di De Martino.

 La Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano si erano opposti alla legge, ma parte del mondo cattolico si era comunque dichiarato favorevole, come le ACLI o il movimento dei cattolici democratici. Fra i movimenti cattolici i Comitati Civici Comunione e Liberazione erano rimasti completamente fedeli alle indicazioni della CEI.

Fanfani, eminentissimo esponente della DC, si era imbarcto in una battaglia campale,col consenso di tutto il suo partito, anche se la sinistra DC e il governo (compreso il presidente del Consiglio Mariano Rumor) rimase in disparte durante la campagna referendaria.

Lo schieramento del «no» era molto ampio, andando dal PLI agli extraparlamentari di sinistra.

Quesito: «Volete che sia abrogata la legge 1º dicembre 1970, n. 898, “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”?»

Wikipedia e

Posted on 6 Maggio 2025 by Fabiola

06 – DoReMi

Le case del paese incollate una all’altra e nulla in comune l’una con l’altra: ogni famiglia la sua tana, il suo tetto, i suoi guai. Ma la porta d’ingresso era quasi sempre aperta, quasi a livello della strada.                                                                 Come fosse ancora sulla strada, varcò l’ingresso la signora Titì, la vicina della porta accanto, la quasi coinquilina di casa. – Picciotti mei! Picciotti mei! Non ci potete credere! in farmacia non mi davano la medicina! non mi davano la medicina! E non me la davano se non ci avevo ‘a musica’! ‘a musica’! per tutto, per tutto ci vuole ‘a musica! a musica’! –  e si esibiva in un rap primordiale e ci cantava che dal dottore bravo alla medicina buona, dalla raccomandazione per il figlio alla sanatoria per la casa, dal permesso per fabbricare a un semplice certificato, ci voleva ‘a musica – a musica – a musica’. Dal suo strofinare indice e pollice intuivo che ‘a musica’ era una metafora dei soldi, dei ‘picciuli’, ma non capivo dove stava l’allegoria, l’assonanza, la parentela dei termini; che veniva a significare  quell’espediente forzato, popolano, qualunquista?

Poi mi imbattei in Woody Guthrie:

Ora, la polizia al porto d’ingresso dice:
“Sei il numero quattordicimila per oggi.”

Oh, se non avete il do re mi, gente, non avete il do re mi,
perché, fareste meglio a tornare nel bellissimo Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee.
La California è un giardino dell’Eden, un paradiso in cui vivere o vedere;
Ma che tu ci creda o no, non lo troverai così caldo
se non hai il do re mi.

Vuoi comprarti una casa o una fattoria, che non possa fare del male a nessuno,
O prenderti le vacanze in montagna o al mare.
Non scambiare la tua vecchia mucca con un’auto, faresti meglio a restare dove sei,
meglio accettare questo piccolo consiglio da me.
Perché ogni giorno guardo gli annunci di ricerca
ma i titoli sui giornali dicono sempre:

Se non avete il do re mi, ragazzi, non avete il do re mi,
perché fareste meglio a tornare nel bellissimo Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee.
La California è un giardino dell’Eden, un paradiso in cui vivere o vedere;
Ma che tu ci creda o no, non lo troverai così caldo
se non hai il do re mi.

(Do Re Mi Parole e musica di Woody Guthrie)

cos’era il ‘do-re-mi’ di Woody Guthrie ? ‘a musica’ della signora Titì, della quasi coinquilina di casa. Al di là dell’oceano, delle culture, delle etnie ‘il popolo’ usava la stessa similitudine, la stessa metafora che io non capivo e che finalmente capivo perché Woody mi aveva fatto studiare: strumenti musicali e volti di musicisti venivano stampati su banconote e monete di tutto il mondo, i soldi, come la musica erano un mezzo di scambio e comunicazione universale. Inoltre il brano trasmetteva tutta la fluidità, la scivolosità, il passare di mano in mano, il ‘Pecunia non olet’ globale. Avevo capito.

Ma quando mai…!

Anno 2000 del calendario gregoriano: TIL WE OUTNUMBER – TRIBUTO A W OODY GUTHRIE; Billy Bragg, Ramblin’ Jack Elliott, Arlo Guthrie, Indigo Girls, David Pirner,Tim Robbins and Bruce Springsteen  e … Any Di Franco. 

Quella versione con solo chitarra, quella voce tirata, forzata, sofferente cambiavano il corso della moneta. Improvvisamente la ‘pecunia’ olezzava eccome! Mandava un odore marcio, sgradevole e un che di  appiccicaticcio, colloso, vischioso, come se quei soldi puzzolenti si attaccassero alle mani e non volessero andare via… più.

Ani DiFranco – Do-Re-Mi – 6/9/2017 – Paste Studios – New York, NY

 

 

0o2 – LA VOLPE AZZURRA INFEDELE

Penso tanto male delle cover italiane degli anni 60 e oltre, dei testi che venivano stravolti, banalizzati e pastorizzati; poi qualcuna ancora mi sorprende…

E parlo della versione di ‘Famous Blue Raincoat’ di Leonard Cohen ad opera di Fabrizio De Andrè e Sergio Bardotti contenuto nell’album ‘Ricetta di donna’(1980) e affidato niente meno che ad Ornella Vanoni.

 

Qui la vicenda è ribaltata al femminile, New York diventa Milano, Clinton Street diventa L’Angolo, Jane diventa Lucio (l’allora compagno della Vanoni), il ‘famoso impermeabile blu’diventa ‘la famosa volpe azzurra’ e, naturalmente L. Cohen si trasforma in Tua Ornella.

Che dire? A me questa versione affascina e non la trovo per nulla ‘snaturata’ e infedele come qualche critico, di allora, ha sentenziato. Mi riporta a quella Milano di allora, fredda, nebbiosa, amatissima.  E poi mi sembra di sentire la voce di Cohen ad ogni verso come una lontana eco.

 

Esiste anche una versione di Lalli (Ollino, ex Franti & qualcos’altro). La voce è molto calda e appassionata, il testo è molto più ma fedele all’originale, eppure… a mio avviso, qualcosa non funziona,  non calza bene non prende le giuste misure. È come se Lalli indossasse un impermeabile appartenuto ad un altro.

Ricetta di donna, del 1980, è il ventiduesimo album in studio di  Ornella Vanoni. Ornella Vanoni ci ha lasciato il 21 novembre 2025.                                                  Sergio Bardotti, Fabrizio De Andrè e Leonard Cohen molto prima.