François

9 Lug 2025 | Tutta un'altra storia

ovvero Come un’aquila può … diventare aquilone

Aquilone perché legato al filo del destino, aquilone perché sbalzato di qua e di là dal vento, aquilone perché cadde in una terra a lui ostile, in un luogo dove mai avrebbe voluto cadere. Qui, col suo secondo nome, François, è l’emblema di un personaggio speciale, tra i più rappresentativi della burnìa “Tutta un’altra storia”.

Napoléon François Joseph Charles Bonaparte  (Parigi20 marzo 1811 – Vienna22 luglio 1832), figlio di Napoleone Bonaparte e di Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, fu, per due settimane imperatore dei francesi col nome di Napoleon II°. Principe imperiale, secondo un articolo della costituzione francese, gli era riconosciuto il titolo di  Re di Roma.

Quando Napoleone abdicò, (4 aprile 1814), lo nominò suo successore, ma i membri della coalizione che lo avevano sconfitto, si rifiutarono di rispettare tale volontà: lo trasferirono alla corte imperiale austriaca dove fu chiamato ‘Franz’ (in tedesco) e, nel 1818, venne insignito del titolo di Duca di Reichstadt .

Morì di tubercolosi a Vienna nel 1832, a soli 21 anni, senza lasciare eredi.

Franz ovvero  Come un’aquila può … diventare aquilotto

Napoleon II: l’Aiglon (l’aquilotto, appellativo mutuato da un dramma di Victor Hugo), venne reso popolare da un’opera postuma (1900) di Edmond Rostand.

La tragedia, divisa in due parti e sei atti, si inserisce nel filone di opere elogiative del personaggio Napoleone e di suo figlio, morto troppo giovane per poter esprimere le sue capacità.

La figura maschile di Napoleon II°, era interpretata dalla celebre Sarah Bernhardt. Tra gli altri interpreti, Lucien Guitry nel ruolo di Séraphin Flambeau, vecchio soldato del padre, André Calmettes in quello del principe di Metternich, Maria Legault in quello di Maria Luisa d’Asburgo-Lorena Duchessa di Parma.

     

1   Portrait of the King of Rome Napoleon II, Duke of Reichstadt (1811-1832) son of Emperor Napoleon I (1769-1821) Anonymous painting. 1829 Private collection)

2   (Sarah Bernhardt as the Duke of Reichstadt (later King of Rome)) The Picture Art Collection / Alamy Foto Stock

Ognuno dei sei atti ha un titolo:

  • Les ailes qui poussent
  • Les ailes qui battent
  • Les ailes qui s’ouvrent
  • Les ailes meurtries
  • Les ailes brisées
  • Les ailes fermées

L’opera si svolge tra il 1830 e il 1832, ed è ambientata a Vienna e dintorni. Nei primi tre atti, l’aquilotto è consapevole dell’eredità del padre, molti personaggi ne cantano le gesta, e gli alimentano la speranza di poter, un giorno, anche lui, regnare in Francia. Nella finzione teatrale il giovane, aiutato da un veterano napoleonico, tenta di fuggire da Vienna, ma viene arrestato. Dal quarto atto in poi, è manifesta l’impossibilità che il suo sogno si avveri (i verbi dei titoli sono coniugati al passato), si fanno più forti le voci dei detrattori tra le quali spicca quella del principe di Metternich.

Nella scena conclusiva, sul letto di morte, il giovane Duca rivive i ricordi della sua infanzia in Francia, rivede la culla in cui era stato salutato come Re di Roma, chiede che gli si intoni una canzone francese, una delle nenie che gli cantava la sua nutrice madame Marchand. La madre, Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, lacerata dal rimorso per averlo praticamente abbandonato, chiede e ottiene il suo perdono. Fino alla fine il Duca mantiene fede alla richiesta di suo padre: non dimenticare di essere nato principe francese, e muore invocando lui e la Francia.

L’ultima battuta è di Metternich, che ha assistito impassibile alla scena, dà l’ordine perentorio di rivestirlo con la divisa austriaca: «Gli rimetterete l’uniforme bianca!»

L’opera ebbe grande successo anche perché esaltò il sentimento nazionale di un pubblico desideroso di rivincita nei confronti della Prussia, che, nel 1870, aveva sottratto l’Alsazia e la Lorena alla Francia; in teatro si respirò quel clima che, pochi anni dopo, avrebbe causato l’inizio della Prima guerra mondiale.

Per Sarah Bernhardt, 60 anni, nel ruolo di un giovane di19 anni, 30 minuti di applausi.

L’applauso più lungo nella storia del teatro.

(testo modificato da Wikipedia)